CAMPANILI DEL LATEMAR

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Descrizione

Narra la leggenda che nelle acque trasparenti e cristalline del lago di Carezza, che gli antichi ladini chiamavano Lec del Ergobando (“Lago dell’Arcobaleno”) perché vi si vedono riflessi i colori dell’iride, viveva tanto tempo fa una deliziosa ninfa di nome Ondina: abitava la profondità delle acque ed emergeva soltanto a mezzogiorno per godersi i tepori dei raggi del sole.

Lo stregone del Latemàr, un mago malvagio padrone del bosco, la vide un giorno e se ne invaghì. Per rapirla, consigliato dalla Stria del Masaré, fece apparire un bellissimo arcobaleno che scendeva dalle cime del Latemar al lago. Appena l’estremità del grande arcobaleno venne a posarsi sulla superficie del lago, Ondina comparve incuriosita, ma quando vide il mago malvagio s’accorse che era uno stratagemma per rapirla, si rituffò nelle acque e scomparve. Lo stregone, furibondo, afferrò l’arcobaleno e lo fece a pezzi gettandolo poi nel lago. Così i suoi colori si sciolsero e si sparsero sulla superficie dell’acqua.

Al riparo, nel suo rifugio segreto, la ninfa vide tutta la scena e quando il mago, sconfitto, si ritirò nella selva, riemerse per raccogliere i frammenti dell’arcobaleno, con i quali continua ancor oggi a giocare.

Ogni tanto, prosegue la leggenda, Ondina si diverte a sbriciolare pezzi di arcobaleno, poi sceglie le sfumature del rosa e ne cosparge le cime tutt’intorno, creando quei tramonti da incanto, tipici delle Dolomiti.

Anche al turista più occasionale e distratto, che non conosce la leggenda di Ondina, è certamente noto il seghettato profilo del Latemàr, irto di torri e campanili, che si specchia nelle acque del Lago di Carezza. Relativamente pochi tuttavia cercano di andare oltre la sua immagine più consueta. Gli arrampicatori se ne tengono lontano per la mediocre qualità della roccia, non è salda dolomia ma un calcare grigio chiaro, reso friabile dalle frequenti intrusioni di lave vulcaniche. La scarsità dei punti d’appoggio scoraggia la maggior parte degli escursionisti. La grande traversata del Latemàr, pur lunga e faticosa, ma non difficile, rimane uno dei pochi itinerari frequentati del gruppo. Così, la geologia e la storia della frequentazione alpinistica hanno contribuito a mantenere intatto (o quasi) quel paradiso di guglie e creste dentate, strette gole e desolate pietraie, aspro, solitario e selvaggio, che è ancor oggi il Latemàr.

Dettagli gita

05/09/2010
Escursionistica
da Pampeago, 12 km da Cavalese, in Val di Fiemme.
Giancarlo Murari, Alan De Simone, Alessia Fino e Cristian Sacchetti.
EEA/PD (EEA/PD)
ore 9/10; m 1200 ca.